lunedì 3 marzo 2014

Pagina Alimentazione

Dopo l'approfondimento dedicato agli  integratori, una nuova sezione, inerente all'alimentazione, è stata inserita nel blog. Si tratta di uno spazio dedicato al vasto e complicato mondo dell'alimentazione sportiva, nel quale poter trovare risposta ad ogni vostra curiosità. Che aspettate, cliccate in alto a sinistra nel menù a tendina "pagine" e successivamente su "Alimentazione". Buona lettura.



venerdì 28 febbraio 2014

Principi di allenamento - parte 1

Allenarsi per il triathlon o per qualsiasi altro sport di endurance, è semplicemente un problema di adattamento a delle sollecitazioni d’allenamento che aumentano gradualmente. In molti casi, tuttavia, la velocità ottimale di adattamento, e i vari miglioramenti nelle prestazioni in gara che ne possano derivare, potrebbero venire inibiti o essere perduti se l’atleta utilizza metodi di allenamento scorretti. Un corretto metodo di allenamento, prevede che la forza, la velocità e l’endurance su varie distanze vengano considerate come delle componenti separate che, se combinate tra loro possono aiutare l’atleta a raggiungere i propri obiettivi. L’approccio più efficace per l’allenamento fisiologico comporta lo svilupparsi di ogni elemento. Un equilibrio corretto, riconoscendo che ogni elemento  limita ma anche facilita lo sviluppo del successivo, è essenziale per raggiungere un risultato positivo a qualsiasi velocità o a qualsiasi distanza. Il modello ha le seguenti componenti:
FORZA > POTENZA MASSIMA > POTENZA E VELOCITA ANAEROBICA > CAPAVCITA AEROBICA > POTENZA E VELOCITA SPECIFICHE PER LA GARA > POTENZA  E VELOCITA DI ENDURANCE
Ogni anello della catena di allenamento è essenziale per raggiungere il potenziale delle performance all’anello successivo. Ad ogni modo, ciò che consente all’atleta di raggiungere il massimo livello delle proprie abilità è l’applicazione efficace di tempo, sforzo ed impegno. Per realizzare questo compito, sarebbe importante riconoscere che il processo di allenamento è un procedimento di adattamento progressivo con il passare del tempo. L’esercizio di allenamento è un concetto semplice che può essere facilmente appreso attraverso l’osservazione del grafico sottostante, prodotto da Hans Selye. Quando uno stressor (ovvero uno stimolo  di diversa natura che porta l’organismo e la psiche allo stress) viene applicato all’organismo umano, il risultato è un allontanamento dallo stato di equilibrio e l’organismo viene temporaneamente  indebolito. Tutta via il corpo umano ha un’incredibile capacità fisiologica di riorganizzarsi in risposta agli stimoli stressanti. I triatleti, quindi, saranno in grado di nuotare, andare in bicicletta, e correre a piedi più velocemente e più a lungo, grazie all’applicazione dello stress di allenamento. Di contro, se all’organismo non viene fornito il tempo necessario per recuperare dagli stimoli stressanti, successivamente delle eventuali applicazioni dello stesso stress potranno essere la causa di un deterioramento che viene indicato con l’impossibilità di adattarsi. Negli essere umani, l’adattamento si verifica in gran parte attraverso la sintesi di nuove proteine. L’incapacità di adattarsi completamente viene evidenziata da prestazioni in calo, nonostante un aumento dello sforzo. Questo fenomeno si verifica se un livello inadeguato di stimoli di allenamento viene riapplicato da qualche parte tra i settori denomintai "dispendio e ristoro". Questo fenomeno viene anche indicato come sovrallenamento. Inoltre la performance tende a deteriorarsi quando lo stimolo stressante viene riapplicato troppo tardivamente o con una intensità insufficiente per mantenere l’attuale livello di adattamento.
Applicare periodicamente uno stimolo stressante di allenamento, che consenta all’adattamento di essere mantenuto nel tempo senza un’ulteriore miglioramento, viene indicato come il mantenimento dell’adattamento.  Sorprendentemente, degli adattamenti specifici spesso possono essere mantenuti con delle applicazioni meno frequenti dello stimolo stressante, rispetti a quelli che sono applicati inizialmente per produrre l’adattamento. In altre parole, una volta che l’atleta avrà raggiunto una determinata velocità su una determinata distanza, fino a quando lo stimolo verrà ancora replicato periodicamente, allora sarà in grado di mantenere quel livello di adattamento senza doversi allenare frequentemente , questo concetto è la base per il sistema di allenamento denominato periodizzazione, o applicazione ciclica di vari stimoli stressanti di allenamento. Quando uno degli elementi di allenamento è stato sviluppato, poi quello stesso elemento può essere mantenuto in un ciclo senza una frequenza di applicazione ridotta, mentre viene sviluppato un altro aspetto dell’allenamento.

Il processo di adattamento non continua all’infinito. Con l’applicazione di stimoli stressanti crescenti, la quantità del potenziale di miglioramento si riduce, alla fine raggiungendo un limite massimo stabilito geneticamente. Cioè, indipendentemente da quanto l’atleta cerchi ancora di aumentare uno stimolo stressante, esiste un limite stabilito geneticamente che determina quanto si possa diminuire il tempo in  gara, o quanto si possa aumentare la quantità di pesi da sollevare. Avvicinandosi a questo limite massimo, una quantità maggiore di stimoli stressanti si renderà necessaria per poter produrre degli adattamenti relativamente piccoli; questo viene chiamato principio dei rendimenti decrescenti.

lunedì 17 febbraio 2014

Visualizzare la gara

Riuscire ad immaginare i propri obiettivi sportivi, grazie alla visualizzazione, è il primo passo per realizzarli. Una pratica molto utilizzata è quella della  visualizzazione, ovvero: la rappresentazione immaginativa del programma e delle singole sequenze motorie da eseguire nei diversi momenti della gara o del training. Le scene visualizzate devono essere coinvolgenti e realistiche, per poter ricreare nella mente dell'atleta esperienze il più verosimili possibile. Così come il pilota di formala uno visualizza la successione di curve, staccate e cambi di marcia prima di salire a bordo della sua macchina, anche l’atleta di triathlon dovrebbe visualizzare ogni singola fase della gara. L'obiettivo è fare in modo che l’atleta immagini l’intera prestazione dall’inizio alla fine, facendo attenzione a "sentire" l’intero corpo e le sensazioni muscolari. Il risultato sarebbe un rinforzo, un consolidamento della traccia memonica del movimento, il che faciliterebbe la successiva esecuzione concreta. L'atleta dovrebbe non solo guardare se stesso mentre esegue l'esercizio, ma dovrebbe "sentirsi" quanto più possibile. In gare molto lunghe, complicate e piene di variabili come quelle di triathlon, visualizzare prima della gara più dettagli possibile può essere l’arma in più per conseguire un buon risultato. Limitandoci alla sola gara, l’atleta di triathlon, dovrebbe iniziare a visualizzare la gara dai momenti che precedono la competizione, passando poi a visualizzare le tre frazioni e finire con il post gara. Ecco di seguito un percorso di visualizzazione di una gara di triathlon relativo alla prima frazione a nuoto.
Partiamo ricreando nella propria mente situazioni, sensazioni, odori, immagini e perché no anche tutti i rumori che comunemente l’atleta troverebbe sulla spiaggia pochi attimi prima della partenza. “Mi trovo sulla spiaggia, a pochi metri dal mare, con altri atleti a fissare le boe gialle che delimitano la frazione a nuoto. Sento la muta sulla pelle che mi impedisce alcuni movimenti e respiro il forte odore della gomma. Controllo un’ultima volta che la muta sia ben chiusa e aderante, dopo di che mi calo gli occhialini sugli occhi e attendo lo start. Il mare infrange le sue onde sulla spiaggia e il vento increspa leggermente le onde da nord est. Ecco che i giudici di gara ci invitano a compattarci. Da li a breve suonerà lo start. Mi stringo insieme ad altri triatleti e mi avvicino al limite della partenza. Poco dopo lo start. Inizio a correre a grandi falcate per saltare le onde e raggiungere una buona posizione il più possibile avanzata rispetto al gruppo. Sento l’acqua che mi bagna, prima le caviglie poi le gambe ed infine, quando avanzare a corsa diventa impossibile mi immergo. Silenzio. Sono completamente immerso nell’acqua con i polmoni pieni d’aria in attesa di riemergere ed iniziare a nuotare. Le prime 26 bracciate saranno veloci per sopravanzare gli avversari e la respirazione ogni 4 bracciate per ridurre il rollio. Il rumore dell’acqua mi accompagna e alla mia destra vedo molti atleti nuotano accanto a me. Tra una respirazione e l’altra sento il sapore dell’acqua salata e il beccheggio delle onde. Sono finite le 26 bracciate veloci e la respirazione può tornare ogni 2. Adesso devo solo recuperare lo stress della partenze almeno fino al primo giro. La fatica per la partenza veloce si fa sentire, i polmoni chiedono ossigeno e il cuore batte velocemente. Calma devo recuperare. Ogni 10 bracciate guardo la boa per definire meglio la traiettoria e controllo gli avversari. Arriva la boa, svolta a sinistra, adesso vedo l’orizzonte. Avanti mantenendo il ritmo senza forzare. Passa la seconda boa si punta alla spiaggia con le onde che mi spingono avanti. Posso sfruttare la corrente per guadagnare alcune posizioni. Arrivo in prossimità della riva e nuoto fino a che non tocco la sabbia con le dita della mano poi mi alzo e corro. Piano non devo forzare. Inizia il secondo giro a nuoto. Fino alla prima boa mantengo ancora la respirazione ogni 2 bracciate. Questa è la fase più dura, devo stringere i denti fino alla prima boa. Ennesimo giro di boa. Inizio a forzare con bracciate lunghe e potenti e respirazione ogni tre. Ultimo giro di boa per puntare sulla spiaggia e dare il massimo sfruttano la spinta delle onde. Recupero ancora qualche posizione e quando sento la sabbia con le dita emergo e corro fino alla zona cambio. Sento la sabbia sotto i piedi, mi guardo intorno e calcolo la posizione rispetto al gruppo. Mentre mi avvicino alla zona cambio iniziò a sfilarmi la muta aprendo la zip sulla schiena e sfilandomi alternativamente le maniche.”

Ecco quello che si intende per visualizzazione della gara. Ovviamente questo è solo un esempio, ma in linea di principio ricalca il concetto. 

lunedì 10 febbraio 2014

Ansia e respirazione

Una corretta respirazione, subito prima e durante la gara o l’allenamento potrebbe ridurre l’ansia mentale e fisica attraverso inspirazioni ed espirazioni controllate, combinandola con la visualizzazione e le abilità immaginative. Le tecniche di rilassamento sono utili per porre sotto autocontrollo stati più o meno elevati di ansia. Esse si rivelano estremamente efficaci in quanto permettono di affrontare gli eventi difficoltosi o che destano particolare preoccupazione. Lo scopo infatti è ridurre l'ansia portandola a un livello accettabile in vista della gara. Quando si è ansiosi si tende a respirare con la parte alta del torace e ad aumentare il ritmo respiratorio, provocando nell'organismo uno stato di iperventilazione e quindi di diminuzione dell'ossigenazione nel sangue; quest'ultima è responsabile della maggior parte dei sintomi fisiologici e delle sensazioni sgradevoli avvertiti nello stato d'ansia. E' utile che impariate invece a praticare la respirazione diaframmatica, cioè quella che parte dalla zona bassa del torace o dall'area addominale. In tal modo riuscirete a regolarizzare il ritmo respiratorio e di conseguenza a migliorare l'ossigenazione del sangue, permettendo così al vostro corpo di equilibrarsi e rilassarsi. L’atleta potrebbe tenere sotto controllo l’ansia, attraverso alcuni semplici esercizi:
  • ·         Respirare attraverso il naso ed espirare attraverso la bocca.
  • ·         Concentrarsi sul diaframma addominale che si alza, questa è la prova di una respirazione sufficientemente profonda ed in grado di utilizzare a pieno la capacità polmonare.
  • ·         Respirare lentamente con una serie di inspirazioni ed espirazioni, di solito dai 2 ai 4 secondi. Questo fa si che l’atleta riesca a effettuare più profondi e più completi.
  • ·         Durante l’esercizio fisico provare a respirare solo con il naso, in modo rallentare e rendere più profonda la respirazione.

venerdì 7 febbraio 2014

Ottimismo nello sport

Essere ottimisti, quindi fiduciosi che le cose prenderanno la piega che noi vogliamo e otterremo il risultato che desideriamo, non può che farci arrivare ad uno step ulteriore, ad un scarto in più. Ma solo se siamo attrezzati a gestirlo. Quel che certo è che un approccio ottimista deve necessariamente essere accompagnato da una grande capacità di accettazione delle delusioni dovute ad un risultato non congruo con le aspettative. È facile essere ottimisti quando le cose vanno bene e tutto è sotto controllo. A volte però non tutto è sotto controllo e diventa molto difficile quando le cose girano per il verso sbagliato. Anche in uno sport come il triathlon, può accadere che le molte variabili, a cui siamo sottoposti in una disciplina sportiva, siano incontrollabili e non prevedibili in anticipo. L’ottimista realista non si concentra solo su un esito positivo ma anche su quali fattori può riuscire a controllare, al fine di raggiungere il risultato prefissato. Con questo tipo di approccio ogni atlteta sarà in grado di affrontare situazioni molto difficili.

giovedì 6 febbraio 2014

Ansia da sport

Si è soliti pensare, degli atleti in grado di terminare o vincere un ironman, che siano dei veri e propri super eroi, dotati di qualità innate per poter compiere sforzi sovraumani con apparente facilità e senza il minimo sforzo: ovvero si pensa che le loro caratteristiche, in questo caso sportive, siano solo e soltanto un dono di madre natura e quindi, non dovute all’applicazione costante e giornaliera. Inutile dire quanto questa affermazione sia errata, dato che ognuno di noi, con la giusta dedizione e con un giusto approccio mentale può, se lo vuole veramente, completare e perche no vincere un ironman. In questo articolo non parliamo di doti tecniche, sportive, fisiologiche ma solo di propensione psicologica al traguardo. Infatti, che si tratti di una gara di triathlon, di una conferenza con 500 persone che vi ascoltano, di una recita teatrale o di una riunione di lavoro, raggiungerete  più facilmente il vostro obbiettivo se avrete un approccio positivo e privo di ansie. La gara rappresenta per un atleta un “esame” che  mette in discussione i suoi investimenti fisici e psicologici.  che l’ansia nello sport può portare ad una diminuzione della performance a seguito di un precoce esaurimento delle energie fisiche e mentali,  con conseguente danno per l’atleta. Tuttavia risulta evidente nello sport l’opportunità di utilizzare le terapie di rilassamento e al fine di ridurre, sui vari organi e apparati, le modificazioni indotte dalla reazione d’ansia, ristabilendo l’equilibrio fisico e mentale dell’atleta. Preparare la mente , attraverso le tecniche di rilassamento, aiuta l’atleta a controllare le proprie emozioni, a prevenire i momenti d’ansia e a non farsi soggiogare da esse, rivolgendole a proprio vantaggio. Il rilassamento può essere inteso come l’opposto dell’attivazione, però non necessariamente uno stato di riposo ma di regolazione e normalizzazione delle funzioni vitali che vengono meglio utilizzate nello sport. Il nostro inconscio , tra le tante funzioni, si occupa di proteggerci dall’eventuale possibilità di soffrire. Quando si avvicina una situazione potenzialmente pericolosa attua delle strategie di protezione per allontanarci dal pericolo. Una di queste strategie è l’ansia. Quando proviamo uno stato di ansia, il corpo ci trasmette che c’è qualcosa di potenzialmente pericoloso. Da un semplice fastidio ad un attacco vero e proprio che non solo ci debilita ma ci blocca completamente.
Quando il livello di ansia aumenta al punto di  essere esagerato rispetto alla prestazione che  dobbiamo svolgere, l’ansia comincia ad avere  un’influenza negativa e dunque non riusciremo più  ad ottenere dei buoni risultati.
La curva di ansia di Yerkes e Dodson (1908)spiega come livelli moderati di ansia siano utili per l’attività e più proficui nello svolgimento dei compiti (aumentando il livello di attivazione, la prestazione migliora fino a un dato punto, poi peggiora). E’ dimostrato che soggetti in grado di affrontare le difficoltà con uno stato d’animo privo di ansia, non solo riescono meglio ma percepiscono molta meno fatica nel portarle a termine. Solitamente l’atleta non riconosce l’ansia che lo assale in gara derivante dalla possibile paura di perdere, creata da un sistema di valori culturali socialmente acquisiti. È appurato

venerdì 31 gennaio 2014

Stress da allenamento

Sostenere come unico metodo di allenamento possibile un modello basato solamente sulla fatica, lo sforzo e il dolore, vuol dire non tenere di conto di altri aspetti del training, in grado di rendere la nostra pratica sportiva molto piacevole. Non è assolutamente necessario massacrarsi per ore in uno sforzo fisico prolungato, massacrante e noioso per ottenere buoni risultati. Non esiste solo questo metodo di allenamento che oltre ad esaurire le riserve energetiche ci sfinisce anche psicologicamente, con conseguenze negative anche sulla vita sociale. Le cause di questa metodologia di training derivano da modelli allenanti dove l’unico traguardo è il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo concetto potrebbe andare bene in linea di massima per gli atleti professionisti che si allenano con regolarità durante l’intera giornata e per tutta la settimana, facendo del loro sport una professione. Di certo un programma di allenamento duro, intenso, faticoso, doloroso e monotono basato solo sul raggiungimento di certi traguardi non si addice allo sportivo di tutti i giorni, in grado di allenarsi nei ritagli di tempo di lavoro,  famiglia e della propria vita sociale. Per questo tipo di atleta la tabella di allenamento deve essere focalizzata prevalentemente sul piacere di fare sport e solo in seconda battuta anche sulla sofferenza sportiva. Occorre per ciò dimenticare le vecchie pratiche allenanti e tornare a provare piacere nel compiere il gesto atletico: in una parola divertirsi. Per avvalorare questa teoria basta soffermarsi su un gruppo di bambini che, giocando indisturbati senza stress e ansie nel parchetto sotto casa, riescono a correre per ore giocando a rincorrersi, percorrendo grandi distanze per la loro giovane età. Ecco allora che il piacere e il divertimento dovrebbero sempre accompagnare i nostri allenamenti, come un nutrimento per uno dei “muscoli” più sottovalutati del nostro organismo: la nostra mente. Così come reintegriamo i nostri muscoli durante l’attività fisica con bevande contenenti zuccheri, sali e maltodestrine, dovremmo fare la stessa cosa con la mente, dandogli il fabbisogno giornaliero di divertimento per poter affrontare al meglio la sessione allenante. Se poi a questo aggiungiamo che in una disciplina multi sportiva come il triathlon la caratteristica principale per la preparazione alla gara risulta essere la costanza di allenamento per un lungo periodo, diventa evidente come sia impossibile fare a meno del piacere di allenarsi divertendosi. Per un corretto approccio alla stagione di allenamento oltre a valutare tutti i parametri fisici, tecnici, atletici e fisiologici, dovremmo valutare anche un altro parametro: quello psicologico, inteso come difficoltà psicologica dell’allenamento. Valutare il tempo di percorrenza nei 10000 metri è utile tanto quanto capire la stanchezza mentale e psicologica che l’atleta accumula ad ogni ripetizione del gesto, in modo da registrare un miglioramento prestazionale non solo quando il tempo sui 10000 metri scende, ma anche quando l’atleta percorre la distanza con pochissimo stress mentale. Intervenendo in modo mirato la dove il triatleta subisca una grande pesantezza psicologica nel training, magari inserendo sessioni meno faticose ma più piacevoli e divertenti per ridurre lo stress.

martedì 28 gennaio 2014

Come avere successo


 
In una società competitiva e materiale come la nostra, la realizzazione personale, viene misurata solo in termini di successo: dal ruolo assunto a lavoro, al modello di auto posseduta, al tipo di abitazione, ai vestiti indossati,all’ultimo modello di cellullare ecc... e che lo vogliamo o no questi sono i parametri che la società ci impone per essere considerati uomini o donne di successo. Nello sport accade esattamente la stessa cosa e tutto questo risiede nella nostra educazione  sportiva e sociale. Fin da piccoli, infatti, ci insegnano che per primeggiare nello sport, e quindi avere successo, occorre vincere battendo gli avversari. Concetto quest’ultimo assai discutibile, su cui un buon allenatore ed un bravo genitore, dovrebbero concentrasi maggiormente facendo capire al ragazzo che il successo nello sport non passa solo attraverso la vittoria. Questa interpretazione del successo sportivo purtroppo trova scarsi riscontri negli allenatori ma soprattutto nei genitori, provocando così nella mente di molti giovani un significato distorto del termine “successo”. I genitori sono i primi maestri di ogni bambino ed è importante far capire loro che il risultato sportivo non è traducibile solo con  i termini vittoria o sconfitta. Un buon genitore ha il compito di allargare il significato di successo anche ad altri ambiti, evitando di diventare tifosi del loro bambino. Allo stesso modo un buon allenatore ha il compito di allenare sia il fisico che la mente del bambino in modo sano, facendo capire al giovane atleta che la vittoria risiede principalmente nell’ottimale svolgimento del gesto atletico e non solo nel risultato.
Preparare una qualsiasi competizione con il solo obiettivo del massimo successo, cioè la vittoria, è molto rischioso per la motivazione dell’atleta; dato che non potrà mai controllare tutte le variabili di una competizione, men che meno potrà farlo in una competizione multiposrt come il triathlon. Infatti un assoluto orientamento su di sé per valutare il successo, predispone la maggior parte delle persone ad andare incontro ad una sconfitta. Ecco allora che diventa necessario arrivare a considerare vincente anche quell’atleta che riesce a terminare una gara al massimo delle proprie capacità e in cui riesca a raggiungere e superare i propri obiettivi, anche senza riuscire a battere nessun avversario. Un modo più completo di definire il successo, è quello di includere degli elementi del processo d’allenamento e i gara che siano maggiormente controllabili. Molti atleti, infatti, prendono in considerazione degli obiettivi legti al processo di allenamento, per esempio come si sono sentiti, se sono riusciti a mettere in pratica la tecnica, le strategie o se si sono divertiti. Questo approccio mentale aiuterà l’atleta a liberarsi dalla pressione che deriva dalle aspettative assolutistiche di vittoria. In questo modo l’atleta tenderà a gareggiare molto più sollevato e al massimo delle sue capacità.


mercoledì 22 gennaio 2014

Motivazione sportiva


Ciò che spinge molte persone a praticare uno sport impegnativo come il triathlon, è possibile trovarlo in diversi fattori: tra cui il desiderio di mettersi alla prova in una multi disciplina, la voglia di allenarsi all’aria aperta, il volersi confrontare con altri atleti, raggiungere una buona condizione di salute oppure auto realizzarsi semplicemente terminando una gara o vincendola. Qualunque sia la molla che vi spinge a praticare una disciplina multi sportiva come il triathlon e successivamente a gareggiare, occorre sempre essere consapevoli che tutto questo passa attraverso una forte motivazione. In alcuni casi una fortissima motivazione può portare un’atleta a trasformare una semplice pratica sportiva in un vero e proprio lavoro. Essere motivati è il primo tassello, di una serie lunghissima, che vi permetterà di realizzarvi in questo sport e perché no eccellere. In tutti gli sport ed in particolare nel triathlon la motivazione gioca un ruolo importante fin dalla fase preparatori. L’allenamento del triathleta ha una cedenza praticamente giornaliera dato che a rotazione occorre allenare separatamente la frazione a nuoto, a corsa ed in bici. Inoltre, se non bastasse, a tutto questo va aggiunta una serie di sessioni con doppie sedute: nuoto e bici, nuoto e corsa, oppure corsa e bici. Infine, una buona preparazione atletica prevede almeno una sessione di potenziamento muscolare in palestra alla settimana. Già da queste poche righe siete in grado di capire la pesantezza e l’alta frequenza di allenamento a cui è sottoposto un triatleta nell’arco di sette giorni. Ovviamente senza mai compromettere il proprio lavoro, la propria famiglia e la propria vita sociale. Chi pratica questo sport non deve mai tralasciare l’aspetto motivazionale dell’allenamento, soprattutto nel caso in cui il programma allenante sia molto rigido. Ciò che ci spinge a nuotare delle ore intere in acqua per 5 km, oppure a macinare 95 km in bici o 15 km a corsa, è solo e soltanto una fortissima carica motivazionale. Quando la motivazione viene a mancare risulterà impossibile allenarsi e senza allenamento non arriveranno mai i risultati sperati. Quindi, oltre a tenere monitorati i parametri fisici, sportivi e tecnici, occorre tenere sempre sotto controllo il nostro livello motivazionale, intervenendo in modo tempestivo e preciso ogni qual volta la motivazione inizia a venire meno. Farlo è molto semplice. Per prima cosa, se non lo avete già fatto, createvi un vostro personalissimo diario di allenamento, in cui segnare ogni aspetto della giornata di training: ore di sonno, alimentazione, sensazioni prima-durante-dopo la sessione allenante, tipo di allenamento, tempi e progressi, peso ecc… Insomma monitorando più parametri possibile sarete sempre in grado di avere un quadro psicofisico ottimale. Può sembrare una cosa da pazzi, ma un diario di allenamento potrebbe risolvervi molti fastidi dato che corpo e mente, non solo vanno di pari passo, ma spesso e volentieri si influenzano a vicenda. Se dal vostro diario di allenamento vedete una differenza sostanziale di tempo e fatica, nel percorrere a corsa il solito tracciato, questo potrebbe essere un campanello di allarme, dato che o il corpo o la mente iniziano ad essere stanchi. A questo punto qualsiasi sia la causa, occorre intervenire, magari riducendo il kilometraggio, cambiando percorso, riducendo la frequenza settimanale oppure, molto più semplicemente iniziando a divertirsi. Non sottovalutate mai l’aspetto fondamentale della motivazione sportiva e nel caso sia in calo prendete dei repentini accorgimenti per tornare a divertirvi praticando il vostro sport preferito.

lunedì 20 gennaio 2014

Preparazione mentale 2

   
I 4 pilastri del successo sportivo equivalgono a 4 diversi tipi di preparazione: la preparazione atletica, la preparazione tecnica, la preparazione tattica e la preparazione mentale. Quest’ultima se praticata in modo ottimale, può risultare la nostra arma vincente. Mentalità giusta, grande forza emotiva, alta motivazione, abbinate alla capacità di gestire le situazioni,  danno valore ed concretezza a alle altre preparazioni. Senza allenare la nostra mente, le altre preparazioni (atletica, tecnica e tattica) diventano inutili. Come abbiamo già detto, nell'articolo preparazione mentale, il nostro allenamento deve essere un’attività prevalentemente piacevole e gratificante, caratteristiche quest’ultime derivanti da un programma predefinito, e non improvvisato, di allenamento. Allenarsi seguendo un attenta programmazione ci permette di individuare i nostri limiti, i nostri obiettivi e i nostri progressi. Lavorando su questi tre aspetti (limiti, obiettivi e progressi) saremo in grado di creare intorno a noi un ambiente positivo e motivazionale vincente, in modo che la nostra mente non sia sottoposta a inutili stress psicofisici che si ripercuoterebbero inevitabilmente sulla nostra prestazione. Definendo in modo chiaro i nostri obiettivi, saremo in grado di programmare metodologicamente il nostro training giornaliero e, una volta raggiunti, di trarne beneficio in termini di soddisfazioni e appagamento. Avere una chiara idea dei nostri limiti ci impedisce di oltrepassare quella pericolosa linea di demarcazione che potrebbe compromettere la nostra prestazione, appesantire il nostro training e avere conseguenze negative sulla nostra motivazione in vista della gara. Monitorando i nostri progressi potremmo spostare sempre più avanti la linea dei nostri limiti, aumentando in questo modo l’autostima e la consapevolezza di noi stessi e delle nostre capacità. In sostanza dovremmo sforzarci di trovare un ambiente di allenamento fisico e psicologico favorevole al mantenimento di un alta motivazione vincente, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri obbiettivi, imparando a godere di ogni piccolo ma importante risultato conquistato con il training di ogni giorno.

venerdì 17 gennaio 2014

Preparazione mentale


 
Parlando con colleghi o amici, mi sono reso conto dello stupore e dell’ammirazione che suscita la pratica di questo sport, in particolare negli uomini, che vedono in questi atleti dei veri e propri eroi della fatica. Il meccanismo alla base di questa reazione credo sia dovuto alla sedentarietà di molti dei miei conoscenti che reputano questo sport un’esperienza faticosa, masochista e impossibile da portare avanti se non da super atleti o da persone completamente pazze. Si pensa infatti che la pratica dello sport vada di pari passo con il dolore, lo stress e la fatica, aspetti questi lontanissimi da chi pratica sport da anni, qualsiasi sport esso sia. Stando al pensiero comune i benefici ricavati dalla pratica sportiva si ottengono solo con tremende sofferenze e insopportabili dolori. Niente di più sbagliato. Ogni atleta sa benissimo che la propria sessione di allenamento può essere molto piacevole se affrontata con la giusta carica motivazionale. In poche parole ogni atleta deve essere psicologicamente allenato a poter svolgere il proprio training. Questo vuol dire prestare attenzione non solo all’aspetta fisico del proprio sport, che è fondamentale, ma anche a quello mentale che è di primaria importanza. Scegliere un ambiente confortevole per la propria seduta, svolgere l’allenamento nel giusto momento della giornata ed ascoltare non solo il proprio corpo ma anche la nostra mente, sono elementi che aiutano ad accrescere i risultati in ogni seduta di allenamento.

giovedì 16 gennaio 2014

Nuovo Blog!

Anno nuovo sito nuovo. Con il 2014 il blog Super Allenamento rinnova la sua grafica, scegliendo uno stile di forte impatto in grado di incuriosire vecchi e nuovi utenti. Uno stile semplice, innovativo e con immagini ben in evidenza per accompagnare gli argomenti che di volta in volta troverete su questo blog. Vi aspetto quindi sulle pagine del mio blog. Buona lettura.

lunedì 13 gennaio 2014

Triathlon Tirrenia 26 Aprile 2014

Con la Coppa Toscana Triathlon 2014 alle porte, si aprono le iscrizioni agli appuntamenti in calendario . Dopo avervi proposto la prima gara in programma, a Barberino del Mugello, adesso è il momento dell’appuntamento che si svolgerà a Tirrenia il 26 Aprile 2014, cittadina nella quale si è disputata l’ultima gara di triathlon del campionato 2013. Rispetto alla gara del 20 Ottobre 2013, gli organizzatori del gruppo Phisioman, hanno fatto un passo enorme in avanti, proponendo fin da subito e con largo anticipo tutte le info sull’evento; particolare quest’ultimo che è stato carente nell’ultima edizione. Infatti, se nel 2013 trovare delle informazioni era un’impresa, con il nuovo anno si nota un’attenzione all’evento molto alta e dettagliata che colloca la gara del 26 Aprile a Tirrenia 2014 su un altro livello rispetto a quella dello scorso anno. Inoltre gli organizzatori propongono un programma di tutto rispetto e degno di nota, con ben 4 distanze differenti, denominate: Triathlon Fast, Medium, Long ed X-treme. Di seguito i dati delle diverse distanze:

Triathlon Fast

1000 mt Swim – 45 km Bike – 10,5 km Run.
Triathlon Medium

2000 mt Swim – 90 km Bike – 21 km Run.
Triathlon Long

3000 mt Swim – 135 km Bike – 31,5 km Run.
Triathlon X-treme

4000 mt Swim – 180 km Bike – 42 km Run.
Programma denso ed impegnativo su cui gli organizzatori puntano molto, visto e considerato l’altissimo numero di pettorali messi a disposizione: 1000 pettorali per i singoli atleti, 40 per le staffette e altri 40 per la gara squadre a cronometro. Numeri importanti e nemmeno lontanamente paragonabili all’ultimo evento organizzato dalla Phisioman. Se le attese verranno rispettate, la cittadina di Tirrenia sarà letteralmente travolta da un festante manipolo di triathleti che coloreranno l’intero lungo mare pisano, a partire già da giovedì  24 Aprile, data nella quale si aprirà l’expo come da programma

giovedì 9 gennaio 2014

Iscrizioni Duathlon Sprint Mugello Circuit 2014

Via libera alle iscrizioni della prima prova di coppa Toscana che si svolgerà a Barberino del Mugello il primo di Marzo ed organizzata dalla Trievolution Sport Eventi. Iniziamo subito con il sottolineare la buona organizzazione dell'evento da parte degli organizzatori e la massiccia dose di informazioni che è possibile reperire in rete. Sul sito http://www.trievolution.it/ è possibile colmare ogni dubbio sull'evento del primo Marzo: dalle info logistiche, a quelle tecniche. Insomma l'atleta che vorrà affrontare questa manifestazione viene accolto e accompagnato passo passo fin dai primi passi sulla rete, dove gli organizzatori hanno messo a disposizioni degli utenti moltissime informazioni. Per quanto riguarda la quota di iscrizione direi che la cifra è molto contenuta e 30 euro per i master che parteciperanno alla gara sprint, non sono certo di ostacolo per la partecipazione http://www.trievolution.it/gare-ed-eventi/duathlon-sprint-mugello-circuit/iscrizioni/. Dico questo dato che alcune società stanno invertendo la tendenza proponendo cifre di iscrizioni molto onerose, che inevitabilmente scoraggiano molti atleti. Molto buona anche l'ampia selezione di strutture convenzionate che permettono un tranquillo pernottamento a Barberino http://www.trievolution.it/gare-ed-eventi/duathlon-sprint-mugello-circuit/prenotazioni-alberghiere/. In questa prima fase la Trievolution Sport Eventi è partita con la 5° marcia inserita, offrendo fin da subito grande professionalità e competenza, doti non sempre scontate in questo tipo di manifestazioni. 

mercoledì 8 gennaio 2014

Duathlon Sprint Mugello Circuit 2014

Pubblicato il calendario della Federazione Italiana Triathlon, si inizia fin da subito a fare sul serio con la prima gara del circuito Duathlon. Il primo appuntamento si svolgerà a Barberino del Mugello, nella spettacolare cornice dell'autodromo internazionale del Mugello.Come in una vera gara di formula 1 la partenza avverrà sotto il semaforo del rettilineo e gli atleti dovranno percorrere un giro completo di km 5,25 a corsa; giunti in zona cambio in prossimità del rettilineo finale e davanti alle tribune di arrivo, i duatleti saliranno in sella alle loro biciclette per percorrere quattro giri completi del circuito per un totale di km 21. Infine giunti nuovamente in zona cambio e lasciate le biciclette termineranno la gara percorrendo mezzo giro di pista a corsa per un totale di km 2,9 e giungendo al traguardo sempre in prossimità del rettilineo e vicino ai box.  L'intero tracciato si estende per 5250 metri sui declivi delle colline toscane, con un dislivello prevede per ogni giro un dislivello di 41 metri.




PROGRAMMA
Venerdì 28 febbraio
15.00 - 18.00 Ritiro pacchi gara e consegna Chip
Sabato 1 marzo
8.00 - 11.00 Ritiro Pacchi gara e consegna Chip
8.30 - Apertura Zona Cambio gara Super Sprint
9.15 - Chiusura Zona Cambio gara Super Sprint
9.20 - Briefing tecnico
9.30 - PARTENZA GARA SUPER SPRINT
10.30 - Apertura Zona Cambio gara Sprint
11.30 - Chiusura Zona Cambio gara Sprint
11.35 - Briefing tecnico
11.45 - PARTENZA GARA SPRINT DONNE 
13.30 - PARTENZA GARA SPRINT UOMINI
13.00 - Pasta Party
15.30 - Premiazioni
Contatti :