
Sono romana, ho 51 anni, sposata, madre di tre figli,
vivo e lavoro ad Anzio. Sono una ex atleta della Nazionale Azzurra, vanto 25
presenze in Nazionale, un record di staffetta, una migliore prestazione
assoluta sui 200 metri stile libero, un titolo italiano assoluto, una partecipazione
ai giochi del mediterraneo, e sono medaglia di bronzo al valore atletico. A
seguito di un brutto carcinoma mammario, lo scorso dicembre, ho dovuto subire
una mastectomia e linfoadenectomia
totale destra, oltre ad una chemio per sei mesi e una cura lunga cinque anni. Attualmente sono guarita.
Lo sport è disciplina di vita. Insegna a combattere, a
spostare continuamente i propri limiti, e a lottare per superarli. E’ squadra,
impari a collaborare, a ritagliarti un ruolo, a rispettare e ottenere rispetto.
Sono meccanismi fondamentali, che usi nel vissuto, automatismi indelebili. Il
cancro, invece, è la sfida impossibile. C’è la mortificazione, l’incertezza, il
dolore. Ma c’è soprattutto la speranza, la volontà, la pazienza. Le fasi che ti
propone sono micidiali, impongono una sopportazione portata sempre all’estremo.
Ti obbliga ad una gestione lucida, consapevole, ti pone delle scelte
spiacevolissime. Io sono cambiata, fisicamente, interiormente, consapevolmente.
Il corpo si rigenererà, intimamente svaporerà il timore di mostrarsi con
disinvoltura agli altri. In foto è un gioco, ma nel quotidiano è un incubo.
Fondamentale è aver vissuto la certezza
che di cancro ci si può ammalare seriamente, che si può e si deve curare, che
si può e si deve lottare per guarire.
Elisabetta
Fusi
“Ci sono tre modi di reagire, quando ti viene detto
che hai il cancro: puoi compiangerti, lottare oppure prenderlo per i fondelli“ E.F.
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